Doposcuola specializzato: tra l’esperire e l’agire di gruppo

Con l’inizio dell’anno scolastico 2017 è stato attivato a Marano Vicentino il primo doposcuola specializzato per supportare bambini e ragazzi con DSA nell’esecuzione dei compiti a casa. Ma com’è stata questa esperienza che ormai sta volgendo al termine? In questo articolo voglio raccontarvi le tappe principali di quest’avventura.

La prima domanda: che atmosfera dare al doposcuola?

È l’interrogativo che ci siamo posti fin da subito tra tutor.

L’obiettivo era chiaro: fornire in primo luogo uno spazio di aiuto compiti e al contempo fornire le basi per un efficace metodo di studio. 

L’organizzazione del contesto

Era una scelta importante perché è il contesto che prima di ogni altra cosa indirizza l’agire e il sentire, in virtù delle possibilità d’azione che permette e trasmette. Questo significa che, ancor prima di entrare nella sfera delle personalità, è a partire da un certo tipo di contesto che il comportamento, così come l’impegno e la concentrazione, sono indirizzati in un modo piuttosto che un altro.

Non volevamo trasmettere un’atmosfera di rigidità, ma bensì relazionale e di impegno collaborativo. Abbiamo così scelto inizialmente la disposizione a gruppi variabili, sia per i ragazzi che per i tutor, in modo che ognuno potesse avere l’occasione di conoscersi.

Nel tempo questa scelta si è rivelata vincente, ha permesso la collaborazione e la relazione tra tutti, creando un maggiore senso di gruppo.

Regole, tempi e modi si sono delineati nel quotidiano, calati sulla singolarità della situazione, in modo che il rispetto per sé e per gli altri fosse la regola prima.

La prime difficoltà

Una struttura flessibile favorisce un clima piacevole, ma rischia di rivelarsi nel tempo poco adatta al contenimento di frustrazioni, stanchezza, disimpegno e chiacchiere.

Ne è un esempio il calo di impegno e concentrazione, manifestatosi soprattutto in prossimità delle varie festività, con contemporaneo aumento della confusione.

Era presumibile e comprensibile! Un confronto tra tutor ha portato alla decisione di separare le coppie più chiacchierone in gruppi diversi. Questo ha permesso ai singoli di rimanere più concentrati sui compiti e di instaurare nuove relazioni.

L’aspetto cruciale era il significato che tale atto doveva avere. Il senso per i ragazzi non doveva essere quello di una punizione, ma quello di un modo per favorire una maggiore concentrazione. Il focus doveva essere sull’impegno e sull’attenzione al compito.

Preoccupazione per il risultato, l’autonomia e la responsabilità

Alcuni ragazzi, ma soprattutto i genitori, hanno mostrato ben presto intensa preoccupazione per la correttezza e completezza dei compiti.

Oltre l’essenziale ruolo della soggettività e della famiglia di ogni singolo caso, tale fenomeno si può comprendere dalla dinamica tra due aspetti: da un lato lo sfondo culturale in cui lo standard di prestazionalità è testimoniato dal risultato, dall’altro il senso di scarsa autonomia, controllo e competenza nel raggiungerlo.

Per superare il problema era necessario riposizionarsi su quello che è il senso dei compiti: un modo di apprendere e verificare di aver appreso, in cui l’errore fa parte del processo di apprendimento e crescita in un’ottica di sviluppo di autonomia e responsabilità.

Il senso di autonomia è infatti alla base del senso di responsabilità. Se sono abituato ad appoggiarmi agli altri come posso sviluppare in senso di responsabilità? Non sono mai io, ma sempre io con qualcun altro.

La sostituzione nell’esecuzione dei compiti induce ad una dinamica disfunzionale: nel momento della risoluzione della difficoltà, si sta lasciando spazio ad ansia, frustrazione e deresponsabilizzazione per le sfide che verranno.

È meglio porre traguardi a misura d’uomo che lascino spazio all’autonomia, non richieste sproporzionate compensate da altri perché in qualche modo devono essere raggiunte.

In quest’ottica, le difficoltà che i ragazzi potevano presentare nell’esecuzione dei compiti, non sono mai state affrontate con una sostituzione da parte dei tutor senza che ci fosse uno sforzo di comprensione dei ragazzi.

Il doposcuola in gruppo: l’essenza della sua utilità e come cambia la persona nell’approccio allo studio

Nel tempo c’è stato modo di assistere al cambiamento, che è il piacere più grande che può avere un professionista che si occupa di aiutare altre persone. Abbiamo visto ragazzi approcciarsi allo studio con meno pesantezza, più disciplina e autonomia, mutamenti confermati e riscontrati anche dai genitori, con i quali ho avuto modo e piacere di confrontarmi.

Come mai c’è stato tale cambiamento? Quali sono state le condizioni che l’hanno reso possibile?

Per un professionista tale domanda è essenziale in tutto ciò che fa, poiché è il nucleo del suo agire.

In primo luogo il contesto, rappresentato non solo dalla struttura della stanza, ma dal fatto stesso di stare assieme con uno scopo comune all’interno di un’atmosfera di impegno collaborativo.

Da questo presupposto, l’influenza reciproca positiva tra i ragazzi è stata evidente.

Per tale atmosfera è stato essenziale il ruolo dei tutor: nel relazionarsi con i ragazzi, nelle regole implicite ed esplicite, e nella gestione dei momenti di difficoltà emotivi o pratici di ogni singolo ragazzo.

Sono questi gli aspetti fondamentali, quelli che dal mio punto di vista hanno fatto la differenza.

Stiamo parlando della grana fine di essere in relazione come e in quanto tutor. Molti di questi aspetti non sono descrivibili e quindi tanto meno manualizzabili, ma traspirano dall’impegno e dalla dedizione di ogni singolo professionista.

“Come per ogni esistenza, la sua essenza è la sua storia… Fatti e vissuti nel tempo! E se voglio esprimerli non posso far altro che raccontarmeli e raccontarli.” – Nicola Brunello

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