Dislessia: quali sono i campanelli d’allarme fin da piccoli?

Vi è mai capitato di leggere e rileggere più volte la stessa frase di un libro senza capire nulla? Oppure, finché leggete, saltate una parola, una riga, un segno di punteggiatura e vi perdete nel mare delle parole che sono scritte? O ancora, di vedere in maniera poco nitida le lettere scritte di una parola perché “gli occhi sono molto stanchi e affaticati dalla giornata”?

Io sono un appassionata lettrice: mi piace immergermi dentro le storie raccontate dagli scrittori, fare compagnia ai protagonisti delle avventure narrate.

Talvolta però anche io vado incontro a delle difficoltà di lettura!

Negli anni, grazie al mio lavoro, ho potuto approfondire e capire meglio il perché leggere non è un’azione così scontata. Mi sono così imbattuta e ho approfondito il significato di termini quali “cattivi lettori”, “dislessia“, “difficoltà di lettura” e molti altri.

Oggi vorrei scoprire assieme a voi in cosa consiste la tanto nominata dislessia.

Che cos’è la dislessia?

Ormai l’espressione “Sono dislessico!” è entrata nel linguaggio comune. Viene usata e abusata da molte persone che non sanno nemmeno cosa vogliano dire questa parola. E ogni volta che, per curiosità, chiedo loro di spiegarmi cos’è la dislessia ricevo mille e più risposte differenti!

La dislessia è un disturbo della lettura, intesa come capacità di decodifica del testo, di velocità e/o correttezza nella lettura.

Ad oggi ci sono ancora molti dibattiti tra ricercatori e studiosi su cosa essa sia. Tutti però sono concordi nel ritenere la lettura un’abilità molto complessa e articolata che coinvolge molti processi cognitivi differenti, quali quelli percettivi, visuo-spaziali, linguistici, mnestici, prassici e attentivi. Sono inoltre coinvolte le così dette funzioni esecutive come l’inibizione, la pianificazione, la memoria di lavoro, la flessibilità e molte altre.

Una delle innumerevoli definizioni di dislessia in cui mi sono imbattuta è quella della ricercatrice Shaywitz che la definisce come “un’inattesa difficoltà di lettura”.

Mi ha sempre lasciato perplessa questa definizione per vari motivi, uno dei quali è questo: la dislessia è veramente una difficoltà INATTESA?

Dislessia alla scuola dell’infanzia: quali sono i campanelli di allarme?

Ci sono alcuni campanelli di allarme che si possono osservare nei bambini piccoli, fin dalla frequenza alla scuola dell’infanzia, ancora prima che inizino la scuola primaria (prima di approcciarsi alla lettura e alla scrittura). Alcuni dei campanelli d’allarme più frequenti sono quelli che riporto qui sotto, in cui il bambino:

  • parla sostituendo alcuni suoni nelle parole o ha difficoltà nel riconoscere i suoni stessi;
  • inverte alcune sillabe quando parla, soprattutto quando le parole diventano lunghe;
  • ha avuto difficoltà a imparare parole nuove e ad ampliare il suo vocabolario;
  • fa fatica a seguire più indicazioni proposte contemporaneamente o a instaurare routine;
  • ha difficoltà nel coordinarsi quando si muove o quando esegue compiti di fine motricità;
  • ha difficoltà nel orientamento spaziale e/o temporale.

Tutti questi campanelli dall’allarme non indicano necessariamente che il bambino avrà una dislessia; essi sono però da tenere monitorati nel corso degli anni successivi per vederne i risvolti in ambito dell’apprendimento.

Cosa ci si può aspettare alla scuola primaria?

Quando già alla scuola dell’infanzia si rilevano alcuni campanelli d’allarme, è importante vedere e osservare come proseguono gli apprendimenti del bambino all’ingresso della scuola primaria.

Le difficoltà che emergono possono infatti andare incontro ad una risoluzione spontanea. Se così non fosse, però, esse vanno ad influenzare i successivi apprendimenti della lettura e della scrittura, sfociando in un DSA (Disturbo Specifico di Apprendimento).

Ulteriori campanelli d’allarme che si possono osservare nei primi anni della scuola primaria sono:

  • la lentezza nell’imparare la corrispondenza tra i suoni e le lettere;
  • l’esitazione nel leggere le parole, soprattutto quando sono nuove o lunghe;
  • la presenza di poca espressività e fluenza nella lettura;
  • la difficoltà a raccontare episodi o pensieri;
  • l’incapacità di leggere l’ora con gli orologi analogici (quelli con le lancette);
  • la difficoltà nell’organizzarsi, sia per quanto riguarda gli oggetti personali (ad esempio la cartella), sia nell’esecuzione di qualcosa (preparare la tavola, fare i compiti);
  • la lamentela perché vede le lettere di un testo in movimento, sfuocate, distorte;
  • la difficoltà nel copiare parole o frasi dalla lavagna;
  • la confusione tra destra e la sinistra;
  • la difficoltà nell’imparare i giorni della settimana, i mesi e tutti i concetti legati allo scorrere del tempo.

Cosa puoi fare a casa?

Se sei un genitore e noti, osservando tuo figlio piccolo nella quotidianità, alcuni dei campanelli d’allarme scritti sopra, puoi sostenere e potenziare alcuni dei prerequisiti utili ad apprendere la lettura con dei giochi divertenti e molto semplici. Questi giochi sono molto amati dai bambini che spesso richiedono poi di riproporli non solo a casa, ma anche all’infanzia o in altri contesti. Eccone alcuni.

1. Arriva una nave carica di …

Questo gioco è molto conosciuto e può essere fatto in qualsiasi luogo perché non necessita di materiali particolari. Ad ogni turno di gioco si sceglierà una lettera con cui giocare, la si dichiara e… inizia il divertimento: i bambini e genitori dovranno trovare, a turno, tutti i nomi possibili che iniziano con quella lettera.

Vi faccio un esempio.

“Arriva una bastimento carico di M!”. Alcuni dei nomi possibili possono essere: mamma, mela, maiale, musica, micio, mucca, etc.

Il turno può concludersi in vari modi: allo scadere di un tempo prestabilito; quando, con le eliminazioni, rimane una sola persona in gioco; quando si riescono a dichiarare un numero scelto di parole (ad esempio 20).

2. Strega tocca oggetto

Meno conosciuto del precedente, ma molto divertente. Questo gioco richiede uno spazio in cui ci siano molti oggetti attorno ai bambini. La protagonista del gioco è una strega (o un mago, o qualsiasi altro personaggio piaccia ai bambini) molto smemorata che non si ricorda mai i nomi degli oggetti. La strega ha bisogno quindi di aiuto e lo chiede ai bambini.

Il genitore (che impersonifica la strega) inizia il turno di gioco dicendo: “sto cercando una cosa per la mia pozione magica, ma non mi ricordo il suo nome. Mi ricordo solo che inizia con il suono L”. A questo punto i bambini sono liberi di muoversi per la stanza e andare alla ricerca di oggetti che iniziano con quella lettera. Finito il turno di gioco, si comincia con un altro.

Se i bambini hanno voglia possono, a turno, prendere il posto della strega e scegliere loro il suono con cui giocare!

Varianti

  1.  Si può giocare utilizzando non un singolo suono, ma una sillaba (ad esempio “Cercate un oggetto che inizi con il suono MA”).
  2. Si può giocare spostando l’obiettivo da quello di allenamento linguistico ad uno spaziale. Vi faccio un esempio: “La strega sta cercando un oggetto che si trova più in alto/basso del tavolo” oppure “la Strega sta cercando un oggetto che si trova vicino/lontano dalla sedia”.
  3. Come il precedente punto, andando però ad aggiungere caratteristiche rispetto a ciò che viene cercato (grande/piccolo, colore, forma, etc).

3. Muoviti a ritmo

Questo è un gioco fisico e richiede la presenza di uno spazio adeguato per muoversi. Il genitore, munito di uno strumento che possa dettare un ritmo (un tamburo, le mani, uno xilofono, etc.) inizia a creare un ritmo che manterrà costante per alcuni minuti. Il bambino dovrà muoversi liberamente nella stanza tenendo il tempo in qualche modo (potrebbe essere battendo le mani, sbattendo i piedi a terra, facendo un salto ad ogni battito, etc.).

Anche in questo caso i ruoli tra adulto e bambino possono essere invertiti. Quando mi capita di lasciare il tamburo nelle mani dei bambini il divertimento è assicurato perché… tenere il tempo da loro proposto non è per niente facile (provate se non ci credete, le risate sono assicurate)!

E se le difficoltà persistono?

Spesso le difficoltà e i campanelli d’allarme che si possono osservare a partire dalla scuola dell’infanzia possono essere un segnale di un possibile disturbo di linguaggio o di un futuro disturbo di apprendimento.

In questo caso è molto importante sapere che i ragazzi che presentano queste difficoltà possono ampiamente migliorare. Bisogna per prima cosa trovare un professionista in grado di identificare i reali punti di forza e di debolezza del bambino per poi andare a strutturare un intervento mirato.

In questo modo il bambino può affinare le sue abilità o acquisirne di nuove e ottenere grandi successi nel suo percorso di apprendimento.

Per maggiori informazioni su questo tipo di percorsi, visita la pagina di approfondimento sulle difficoltà di apprendimento.

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