A scuola di disattenzione: quando rimanere concentrati a scuola non è così facile!

Quante volte hai pensato o detto ad alta voce queste frasi?

“Mio figlio è sempre distratto quando deve fare i compiti!”

“Non riesce proprio a concentrarsi quando si trova di fronte ai libri!”

“Avrà sicuramente qualche problema di attenzione!”

Indubbiamente ad ogni genitore sarà scappata almeno una volta una di queste frasi dalla bocca.

La parola attenzione oggi viene usata in modo più o meno appropriato da genitori, insegnanti e professionisti che rilevano un funzionamento non ottimale di questa capacità nei ragazzi quando si devono approcciare ai compiti scolastici.

Negli ultimi decenni sta prendendo sempre più piede un acronimo, ADHD. Esso viene usato in fase di diagnosi da molti professionisti che lavorano nel campo dell’educazione e dello sviluppo e indica l’insieme di tre differenti tipi di difficoltà: la disattenzione, l’iperattività e l’impulsività.

Di questi tre, la disattenzione è quella che viene riconosciuta con più difficoltà e spesso tardivamente a scuola. Il ragazzo disattento infatti sta solitamente fermo al suo posto, non crea interferenze durante la lezione, non picchia o si scaglia senza freni contro compagni e insegnanti.

[Per scopire le nostre proposte vai su Difficoltà di Attenzione]

Per questo motivo viene spesso sottovalutata.

Ma le conseguenze sul percorso scolastico di un ragazzo con difficoltà di attenzione non sono scontate!

Per capire meglio assieme cosa succede a bambini e ragazzi con difficoltà o deficit dell’attenzione, andiamo a scoprire come evolve una loro tipica giornata scolastica.

Perchè non è così facile stare attenti: tutto quello che succede nella mente di un bambino che fa fatica a rimanere concentrato!

“Mi presento: sono Marco e sto facendo la terza media. La scuola mi piace molto perchè mi fa scoprire cose sempre nuove e mi dà la possibilità di ragionare molto su tutto ciò che mi passa per la testa.

Ma ho un problema!

Tutti, ma proprio tutti, mi dicono che ho problemi di attenzione. Cercano di aiutarmi come meglio possono, ma non si accorgono che in realtà fanno solo peggio.

Vi spiego meglio raccontandovi cosa mi succede durante la mattinata che passo a scuola e il pomeriggio quando sono sommerso dai compiti.

L’attenzione sostenuta

Alla mattina del lunedì, la prima ora di lezione è quella di scienze. La materia è fantastica, la prof mi sta simpatica. Di solito riesco a seguire la sua spiegazione, ma oggi proprio mi è impossibile! La mia testa inizia a viaggiare. Mi distraggo pensando a quello che succede fuori dalla finestra, a quando sarò uno scienziato famoso che ha scoperto una cura nuova per guarire da una terribile malattia, etc.

Nel frattempo riesco a cogliere solo poche parole tra quelle che dice l’insegnante, ogni tanto riprendo a seguire la spiegazione, ma poi mi distraggo nuovamente. E inizio ad annoiarmi sempre di più!”

Quella appena descritta da Marco è una difficoltà nel mantenere per lungo tempo l’attenzione su un compito fino al suo completamento (è chiamata anche attenzione sostenuta). Essa si caratterizza per la sua dimensione temporale. I tempi nei quali una persona riesce a mantenere l’attenzione sostenuta variano in base all’età e al tipo di informazioni presentate.

Cosa si può fare a scuola per far sì che un ragazzo riesca a mantenere più a lungo l’attenzione sostenuta? Ecco di seguito alcuni suggerimenti:

  • fare spiegazioni muovendosi nell’aula e cercare di essere il più visibili possibile;
  • decidere e condividere con i ragazzi i tempi ipotizzati per lo svolgimento del compito assegnato, avendo cura di programmare delle pause;
  • rendere interattiva la lezione e permettere una partecipazione attiva dei ragazzi;
  • rinforzare il senso di autoefficacia e di soddisfazione al termine del compito;
  • limitare al massimo la spiegazione teorica e far approfondire tramite un lavoro di gruppo o un lavoro pratico.

L’attenzione selettiva

“Inizia la seconda ora di scuola. Ad aspettarci in classe è l’insegnante di storia. La prof ci annuncia che oggi parleremo dell’Unità d’Italia e di Garibaldi. Ci dice di aprire il libro a pagina 75 e di seguire la spiegazione. Appena arrivo alla pagina, trovo subito il paragrafo che l’insegnante sta approfondendo. Ma vengo subito attratto dal riquadro in basso a destra che si intitola ‘Quello che nessuno sa sui Mille’. E inizio a leggere senza riuscire a fermarmi.”

L’attenzione selettiva consiste nell’abilità di selezionare gli stimoli importanti da far giungere a coscienza, ignorando quelli ritenuti invece meno importanti. Ogni volta che Marco si trova a dover scegliere tra il leggere le informazioni importanti e il leggere le informazioni secondarie rispetto all’argomento della lezione, la scelta è scontata: nel 99% dei casi si troverà ad essere attratto da tutto ciò che è curioso, divertente, strano e… meno importante.

Cosa si può fare dunque?

La soluzione non è quella di togliere le fonti di distrazione. Questa può essere la soluzione a breve termine per aiutare il ragazzo a selezionare le informazioni giuste, ma sicuramente ha un effetto istantaneo ed è poco duraturo. Meglio piuttosto:

  • trovare un modo per rendere accattivante l’argomento presentato (conosco alcuni insegnanti che si mettono a fare gli attori in classe);
  • aiutare a direzionare l’attenzione dei ragazzi usando toni di voce appropriati, frasi tipo “Quello che vi sto per dire è la cosa veramente più importante di tutta la pagina”.

L’attenzione focalizzata

“Arriva la terza ora della giornata: matematica. So già che per me sarà una tortura affrontare le espressioni che mi darà la prof: finisco sempre con lo sbagliare qualche passaggio. Alla fine del primo esercizio mi accorgo che il risultato è sbagliato. Provo a cercare il punto in cui ho commesso l’errore, ma non riesco a trovarlo. Uffa!

La prof si avvicina al mio banco e mi dice: ‘Prova a ricontrollare i segni’. E così mi metto a ricontrollare tutta l’espressione, nella speranza questa volta di riuscire a scovare gli errori (cosa per me praticamente impossibile).”

In questa situazione a Marco è richiesto di attivare l’attenzione focalizzata. Essa è la capacità di concentrarsi su un certo numero di informazioni in una determinata situazione. In altre parole, si usa l’attenzione focalizzata quando si decide di dirigerla in modo specifico su un compito, senza impegnarla nell’elaborare più compiti.

Quello che si può fare per aiutare i ragazzi che hanno difficoltà a questo livello è di indirizzarli su un singolo compito per volta dando delle strategie efficaci per superare il compito che si sta affrontando Non è utile dire ad un ragazzo, quando deve correggere un tema scritto, la frase: ‘Cerca gli errori che hai fatto’. Piuttosto è meglio dire: ‘Ci sono 4 parole scritte in modo sbagliato. Prova a cercarle’.

L’attenzione divisa

“Dopo l’intervallo mi preparo alla quarta ora: grammatica. L’ora passa abbastanza velocemente e alla fine l’insegnante lascia scritti alla lavagna gli esercizi da fare a casa per allenarci per la verifica. Ci dice: ‘Copiate i compiti sul diario’. Io inizio a copiare, ma in quel momento la prof aggiunge delle informazioni a voce: ‘Ragazzi, ricordatevi che gli argomenti della verifica sono le proposizioni finali, concessive, temporali, causali e dichiarative. Ripassatele bene a casa’.

E adesso cosa faccio? Per me è impossibile copiare e ascoltare bene! Andrà a finire che mi prenderò una strigliata dalla mamma perché non ho scritto tutto quanto!”

L’attenzione divisa è la capacità di eseguire due o più compiti contemporaneamente. Quest’ abilità è molto importante perché ci permette di svolgere più di un compito contemporaneamente durante la nostra giornata. Ci capita infatti di stare al telefono e contemporaneamente mescolare il sugo che si sta cucinando sui fornelli. Ma ciò non è scontato e facile da gestire quando ad essere coinvolte sono due attività non automatizzate: il risultato finale è quello di non riuscire a gestire entrambe le informazioni e di dimenticarne una delle due.

La cosa più utile da fare, nel caso di compiti in classe, è quello di non sovrapporre consegne che richiedono un alto investimento cognitivo: leggere e ascoltare, ascoltare e scrivere e così via.

Lo shift attenzionale

“Manca ormai poco alla fine della scuola. L’ultima ora e poi posso tornare a casa. Non resisto più. Mi capita spesso quando si avvicina il suono della campanella, di fare questa cosa: spostare continuamente l’attenzione dalla prof che spiega al mio orologio. Ad un certo punto però mi accorgo che sto fissando solamente l’orologio e ho completamente cancellato la voce di sottofondo della prof che spiega.”

Lo spostamento di attenzione, o shift, è descritto come lo spostamento del focus attentivo da un oggetto ad un altro, entrambi presenti però nello stesso ambiente. Lo shift si articola in tre momenti diversi (disancoraggio dal primo oggetto, spostamento dell’attenzione, ancoraggio al secondo oggetto). Quando però una persona non è in grado di dirigere la propria attenzione in modo flessibile, cade nelle cosiddette perseverazioni.

Cosa si può fare? La strategia migliore da utilizzare è quella di allenare il ragazzo a spostare l’attenzione in modo flessibile, sia per quanto riguarda il tipo di attività da svolgere, sia per quanto riguarda la modalità con cui si può svolgere tale attività.

Attenzione a quello che chiediamo ai ragazzi!

Come avrete capito, stare attenti non è un’abilità che si può dare per scontata, soprattutto quando si parla di studio.

Ogni singolo tipo di attenzione, di per sè, non è mai isolato e interagisce continuamente con numerose altre abilità cognitive come memoria e linguaggio.

Considerando ciò che è stato detto possiamo porci queste domande:

È realmente sufficiente parlare di “avere pazienza” con questi ragazzi?

Quanto siamo realmente attenti alle loro esigenze, nel momento in cui si trovano a dover affrontare i compiti?

Utilizziamo dei metodi funzionali per indirizzare la loro attenzione verso i compiti?

[Per scopire le nostre proposte vai su Difficoltà di Attenzione]

“Quando uno è distratto, bambino o adulto che sia, sta prestando attenzione a qualcos’altro. Può essere il sapone che scivola nella vasca da bagno, una mela che cade dall’albero o il modo particolare in cui un insetto si muove sul pavimento: una piccola cosa può condurre a grandi idee. Essere distratti significa, in altre parole, essere altrimenti attratti.”

Ellena Langer

Commenti

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.