Cosa sono le difficoltà della coordinazione motoria? Scopriamolo insieme a Marta, la nostra neuropsicomotricista.

Oggi abbiamo intervistato Marta, per approfondire meglio il tema della Difficoltà della Coordinazione Motoria e Prassica, per le quali spesso lei interviene nei percorsi di Neuro e Psicomotricità e per capire cosa osservare nello sviluppo delle abilità motorie nei bambini.

Marta, perchè la coordinazione motoria è così importante?

Sappiamo tutti che il corpo e la mente sono due “entità” connesse tra di loro e quanto la motricità influenzi i processi psichici e cognitivi, tra cui ad esempio l’apprendimento o le emozioni. Il movimento infatti è il frutto dell’integrazione tra le informazioni che noi riceviamo dall’ambiente che ci circonda e quelle provenienti dal nostro corpo.

Dall’integrazione di queste informazioni, con l’esperienza, si genera un’idea motoria, che deve poi arrivare in modo veloce ed efficiente dal cervello fino ai muscoli per essere realizzata. Vista, udito, tatto, apparato vestibolare, sistema propriocettivo (sì, anche i sensi hanno un ruolo importante in tutto ciò), cervello e muscoli lavorano insieme e producono in modo coordinato il movimento. Non sempre però questo processo si sviluppa in modo fluido.

Quali sono le caratteristiche che osservi nei bambini con difficoltà nella coordinazione motoria?

Questi bambini solitamente sono brillanti sotto il profilo cognitivo e proprio per questo l’impaccio motorio, la lentezza, la scarsa coordinazione motorio-prassica e le tappe motorie che a volte “arrivano in ritardo” sorprendono e passano in secondo piano.

Proprio perché sono dei bambini intelligenti, vengono spesso definiti come pigri e si fatica a comprendere che alla base c’è una difficoltà! Spesso presentano una difficoltà nell’ideazione del movimento oppure nella programmazione motoria o nell’esecuzione di un’azione.

In generale le caratteristiche sono molto diverse da bambino a bambino: c’è chi presenta più impaccio nella motricità fine e chi in quella globale. A questo si aggiunge di solito una scarsa autostima e, crescendo, possono sviluppare difficoltà di apprendimento.

Come si possono migliorare queste abilità?

Le difficoltà relative alla coordinazione motoria, se vengono identificate e trattate precocemente, hanno buone possibilità di miglioramento, così come le problematiche ad esse associate.

Il percorso è strutturato a piccoli obiettivi, cercando di rinforzare soprattutto la motivazione e la finalità del movimento, per migliorare l’ideazione, la programmazione e l’esecuzione del gesto: si cerca di lavorare molto sul processo, per rendere generalizzabili le nuove abilità non solo nel contesto della terapia, ma anche in altri (casa, scuola, etc).

Il percorso viene programmato in base alle caratteristiche del bambino, dopo un’attenta osservazione delle sue competenze motorie e generali.

Come si capisce se un bambino presenta delle difficoltà?

Credo che si debba tenere bene a mente quelle che sono le “pietre miliari” dello sviluppo del bambino, senza però rimanere eccessivamente rigidi sull’età di acquisizione. Se un bambino non cammina a 12 mesi, non significa che abbia delle difficoltà! Si deve tenere in considerazione se la competenza motoria che valutiamo è stata “sperimentata” dal bambino per un tempo sufficientemente adeguato e se sono stati forniti i giusti stimoli.

In generale il consiglio che do ai genitori è quello di osservare il comportamento del bambino e le sue abilità motorie nella  vita di tutti i giorni. Le attività in cui potrebbe un certo impaccio sono il gioco con la palla, il salto di piccoli ostacoli, fare gesti con le mani (anche su imitazione) o con la bocca/lingua, utilizzare una forbice, disegnare, avvitare un tappo, infilare delle perle, … .

È importante ricordare anche che le difficoltà della coordinazione motoria possono essere associate ad altri disturbi in ambito relazionale, comunicative o del linguaggio: in questi casi è importante un lavoro di equipe tra i diversi professionisti che hanno in carico il bambino per lavorare con modalità comuni nelle diverse aree di intervento.

Perché hai deciso di dedicarti ai bambini che presentano questo tipo di difficoltà?

Ho fatto questa scelta perchè mi sono resa conto che vi poca consapevolezza riguardo al disturbo della coordinazione motoria, proprio perché si è portati a pensare che un semplice impaccio non possa avere grandi conseguenze. Al contrario di quanto si possa pensare invece può portare a difficoltà attentive, dell’apprendimento e della relazione con i coetanei. Questo disturbo purtroppo non migliora in modo spontaneo durante la crescita.

Credo quindi che sia importante intervenire con un percorso adeguato il prima possibile, per migliorare le competenze e prevenire l’insorgenza di difficoltà secondarie.

Fondamentale è stato per me frequentare alcuni corsi di formazione sul trattamento dei disturbi della coordinazione motoria e sulla disprassia evolutiva ed associarmi all’AIDEE (Associazione Italiana Disprassia Età Evolutiva).

In futuro vorrei occuparmi anche di formare insegnanti ed educatori su questo tema, perché credo che il loro contributo possa essere importante nel riconoscere un bambino in difficoltà e tante volte sono proprio loro a dirmi: “Marta, ma quel bimbo non ti sembra un pò goffo?”.

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