Arriva la pagella! E adesso cosa “facciamo”?

Rientrati dalle vacanze natalizie siamo tutti pronti a riprendere con quella che si percepisce come la seconda parte dell’anno.

Per le famiglie in cui ci sono studenti che frequentano le scuole medie e superiori, in particolare, questo è anche il momento per fare i primi bilanci: è, infatti, il mese della pagella che implica fare i conti con gli esiti scolastici positivi, ma anche negativi.

Nessun problema se non ci sono “brutte sorprese”, diverso invece se si scopre che i figli rischiano delle bocciature e già ci si immagina a trascorrere l’estate a casa a controllare che il figlio studi e a cercare qualcuno che possa aiutarlo a recuperare.

Le reazioni dei genitori davanti alle insufficienze possono essere diverse, ma alla fine una delle più comuni è sicuramente l’arrabbiatura. La rabbia è del tutto comprensibile, ma è importante che venga almeno gestita al meglio e soprattutto con scopi costruttivi.

E’ fondamentale per esempio che essa non comporti in alcun modo la squalificazione del figlio: colpendo cioè la sua identità, le sue abilità o le sue competenze; se ci riflettiamo, infatti, i risultati negativi dipendono non dalla sua personalità o dal suo modo di essere, ma piuttosto da un comportamento inadeguato o da una performance non efficace.

Se per esempio ti capita di usare frasi come “Sei sempre il solito!”, “Sei un’incapace!” o “Non c’è più niente da fare con te!”, tu stesso stai mettendo in dubbio le possibilità che tuo figlio ha di recuperare la materia, stai aggredendo la sua autostima e di certo in questo modo non lo stai stimolando a fare di più.

Allora come fare ad affrontare insieme il fallimento? Come cercare di evitare la possibile bocciatura?

L’idea migliore è sicuramente quella di ragionare insieme al ragazzo: l’obiettivo è aiutarlo a riflettere su cosa sia successo durante questo primo quadrimestre, evitando in questa fase l’atteggiamento iperprotettivo che spesso porta ad attribuire tutte le colpe solo alla scuola e agli insegnanti.

E’ sicuramente più costruttivo fargli delle domande che lo portino a capire quali siano stati i suoi comportamenti non adeguati o le difficoltà che non è riuscito ad affrontare. In questo modo, infatti, gli si può insegnare anche ad affrontare le situazioni negative con responsabilità e autonomia.

Il passo successivo è quello di fare in modo che si ponga degli obiettivi chiari per i prossimi mesi, che pensi a quali sono i risultati che vuole ottenere nelle varie materie, come vuole ottenerli e quali siano le strategie che pensa di mettere in atto. Anche in questo secondo passaggio, come genitore, è importante non sostituirsi al figlio: se sei tu a porre gli obiettivi sarà più difficile che li senta suoi e diventerà sicuramente meno autonomo anche nell’ottenerli. Fa’ si che anche in questo caso sia lui a prendersi la responsabilità, pur facendogli sentire che ha il tuo sostegno.

Ricorda anche che non necessariamente il tuo sostegno, come genitore, deve essere pratico. Anzi molto spesso questa modalità diventa controproducente. Tu hai già un ruolo ben preciso! Mescolare il ruolo di genitore con quello di ”insegnante improvvisato” potrebbe diventare addirittura controproducente e mettere in gioco schemi relazionali tutt’altro che positivi. Se ti accorgi che le difficoltà di tuo figlio sono oggettive e che ha bisogno di essere accompagnato dal punto di vista dei contenuti delle materie o delle strategie che usa per studiare, meglio sicuramente appoggiarsi ad un aiuto esterno.

Diverso ancora è il caso in cui l’insuccesso scolastico derivi da una difficoltà di apprendimento specifica. In questo caso è necessario l’aiuto di uno specialista in grado di valutare con competenza il disturbo e di occuparsi di un programma di potenziamento adeguato al caso specifico.

Commenti

Un pensiero riguardo “Arriva la pagella! E adesso cosa “facciamo”?

  • 20 Gennaio 2016 in 16:16
    Permalink

    Articolo concreto,rispecchia molte realtà della nostra vita quotidiana,dove i nostri ragazzi o per pigrizia o per poca autostima di se stessi ,cercano sempre l’aiuto di noi genitori.perfortuna esistono strutture come il centro Arché.
    Grazie

    Risposta

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.