Coordinazione, che missione… possibile! – parte 2

Come vi avevo anticipato, ecco la seconda parte dell’articolo sui disturbi della coordinazione motoria. Questa volta parleremo degli aspetti scolastici che risultano “difficili” da gestire per i bambini e i ragazzi che presentano queste difficoltà. Se non avete ancora letto la prima parte dell’articolo prendetevi del tempo per farlo! Oggi approfondiamo ulteriormente questo tema, con una serie di domande, sottolineando un nuovo punto di vista: quello scolastico.

Cosa può rendere difficoltosa la capacità di coordinare i movimenti?

Molto spesso i bambini con questo tipo di disturbo vengono definiti pigri, svogliati, iperattivi, sregolati. Si arriva in pochi casi a capire che a monte non c’è la svogliatezza, ma una vera e propria disfunzione della coordinazione motoria. Anche se le strutture organiche (cervello, muscoli, …) sono perfettamente intatte. Infatti alla base non si trova un deficit neurologico, ma si pensa che il nucleo centrale di questo disturbo si trovi nell’integrazione delle informazioni provenienti dalle strutture che sono coinvolte nella coordinazione e nella pianificazione di un’azione.

Ci sono molte ipotesi sulla causa dei disturbi della coordinazione motoria, ma non c’è ancora un parere unitario; vi sono molti fattori di rischio che concorrono allo sviluppo di questo disturbo. La ricerca in questo ambito è molto ampia.

Quello che è certo è che, essendo la coordinazione motoria un processo complesso, spesso i bambini che manifestano delle difficoltà presentano dei profili molto vari. Le ricerche mostrano che i bambini possono avere difficoltà ad imparare come pianificare, organizzare, eseguire e modificare i loro movimenti.

Le aree di debolezza

I bambini che manifestano queste difficoltà presentano le seguenti caratteristiche:

  • faticano ad acquisire nuove capacità motorie;

  • usano la vista come feedback per guidare i loro movimenti;

  • le loro competenze motorie assomigliano a quelle dei bambini più i piccoli;

  • eseguono ripetutamente le stesse attività motorie, anche quando non hanno successo;

  • dipendono dal feedback, perché hanno difficoltà nella pianificazione e non sono in grado di prevedere l’esito dei loro movimenti;

  • faticano a rilevare gli errori nei movimenti, imparare dai propri errori o correggersi.

Si tende a fare distinzione tra un disturbo che riguarda l’esecuzione di un movimento, che rientrerebbe nei disturbi della coordinazione motoria, e il disturbo che riguarda la pianificazione del movimento che viene chiamato disprassia evolutiva. Questa differenza non appare all’interno dei manuali diagnostici.

Il profilo emotivo e comportamentale

I bambini che presentano un disturbo della coordinazione motoria o la disprassia, sono molto sensibili e devono ogni giorno convivere con una difficoltà che non sempre li fa sentire adeguati e “competenti”, soprattutto se gli adulti non si accorgono dei loro sforzi. Si osserva spesso:

  • mancanza di interesse o evitamento o paura delle attività motorie che richiedono uno sforzo significativo al bambino: non si tratta di pigrizia;

  • bassa tolleranza alla frustrazione e scarsa autostima;

  • ridotta socializzazione con i propri coetanei, in particolare nelle aree di gioco: preferenza per la compagnia di bambini più piccoli con cui giocare, oppure gioco solitario o con l’adulto;

  • insoddisfazione per i propri risultati (cancella ciò che ha scritto, si lamenta dei risultati nelle attività motorie, mostra frustrazione nei confronti del lavoro prodotto);

  • oppositività di fronte ai cambiamenti nella propria routine o nel proprio ambiente. Se il bambino deve produrre un notevole sforzo per pianificare un’attività, allora anche un piccolo cambiamento in merito a come eseguire tale attività può rappresentare un problema significativo per il bambino.

Le caratteristiche che si osservano a scuola

A scuola si riscontrano difficoltà:

  • a rappresentare graficamente, a copiare e a colorare;

  • nelle abilità visuo-spaziali;

  • ad orientarsi nello spazio e nelle routine giornaliere;
  • ad organizzare il proprio banco, l’armadietto, i compiti o lo spazio della pagina;
  • nelle materie scolastiche come matematica, italiano scritto, ma anche nella comprensione di consegne e nell’utilizzo di procedure o nella memorizzazione;

  • nelle attività della vita quotidiana (vestirsi, usare un coltello e una forchetta, lavarsi i denti,chiudere le cerniere, preparare uno zaino);

  • a svolgere un lavoro entro un limite di tempo previsto, anche se la consegna sembra semplice.

Cosa posso fare per aiutare un mio alunno?

Anche l’ambiente scolastico ha una grande rilevanza nella vita quotidiana del bambino, per questo ci sono molti consigli e strategie che possono essere utili alle insegnanti. Eccone alcuni:

  • assicurarsi che il bambino assuma una postura corretta quando è seduto al banco;

  • fissare obiettivi realistici a breve termine. Garantiranno che, sia il bambino sia l’insegnante, continuino ad essere motivati;

  • lasciare al bambino più tempo per completare attività fino-motorie;

  • quando è richiesto consegnare in tempi rapidi, essere disposti ad accettare un lavoro meno preciso;

  • se copiare non è uno degli obiettivi, fornire al bambino fogli di esercizi già predisposti, che gli consentiranno di concentrarsi sul compito;

  • iniziare a far usare il computer il prima possibile per ridurre la quantità di lavoro scritto a mano;

  • usare materiale scolastico (penne, matite e quaderni) adatto alle specifiche difficoltà di scrittura del bambino;

  • adottare modalità di verifica e valutazione alternative (esposizione orale, rappresentazione con disegni, presentazioni con slides o cartelloni, … );

  • concedere tempo supplementare e/o l’uso del computer per le prove e gli esami che richiedono una notevole quantità di produzione scritta.

Queste sono solo alcune delle strategie e dei consigli che si possono utilizzare, infatti si devono sempre adattare gli interventi alle specifiche caratteristiche del bambino.

Le insegnanti possono condividere con i genitori le difficoltà che riscontrano nel bambino, fin dalla scuola dell’infanzia. È importante infatti che questo tipo di difficoltà venga trattato precocemente, per prevenire futuri disturbi dell’apprendimento (disgrafia, dislessia, … ). È possibile consigliare alla famiglia una consulenza di uno specialista, come un terapista della neuro e psicomotricità.

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