Studiare una lingua non è uguale a conoscere una lingua!

Pochi giorni di scuola: ormai si sta concludendo per gli studenti la corsa agli ultimi voti positivi da strappare ai docenti e al recupero delle insufficienze nella speranza di evitare di trovarsi sommersi dai compiti e dallo studio anche durante le vacanze. Se ci penso in effetti anch’io durante gli anni scolastici ho odiato dovermi concentrare sui terribili compiti per casa quando avrei voluto solo tuffarmi in piscina e divertirmi con gli amici.

A ripensarci adesso però forse l’estate, ovviamente considerando che è un momento di pausa, dovrebbe comunque essere sfruttata per stimolare un approccio all’apprendimento più positivo, senza l’ansia delle verifiche e delle interrogazioni.

In vacanza è sicuramente difficile infatti portare con sé i libri da studiare sotto l’ombrellone, ma si può comunque sfruttare questo contesto usando qualche accorgimento alternativo per ripassare e mantenersi in esercizio evitando che il rientro a scuola a settembre sia troppo traumatico.

Il periodo delle vacanze per esempio può diventare il momento giusto per studiare una lingua straniera non più come semplice “materia scolastica”, spesso ridotta a un insieme di regole grammaticali, ma anche per quello che è in realtà cioè uno strumento per comunicare.

Una lingua straniera serve a comunicare e aprire nuovi orizzonti

Per quegli studenti che non hanno grandi difficoltà scolastiche, l’estate può diventare il momento più opportuno per cambiare prospettiva e per concentrarsi di più su come saper comunicare in lingua inglese.
Nelle scuole italiane, infatti, generalmente si tende a dare molta priorità allo studio della grammatica di una lingua, togliendo molta importanza invece alla competenza comunicativa, che è poi in realtà quella che può essere più utile avere per esempio nel contesto lavorativo o più semplicemente in tanti ambiti quotidiani nel mondo che ormai è diventato globale.

In Italia, questo tipo di approccio legato più allo studio della struttura delle lingue rispetto alla loro funzione, non riguarda solo il sistema scolastico ma spesso anche il contesto familiare.

Se ci confrontiamo con alcuni altri paesi europei e prendiamo, per esempio, i paesi nordici, che normalmente eccellono nel parlare la lingua inglese, scopriamo che questo non succede tanto perché si tratta di una lingua più simile, ma perché l’immersione nella lingua inglese inizia per loro fin da piccoli: con cartoni animati non doppiati, con genitori che sono i primi a guardare un film in lingua originale e a parlare inglese in vacanza, sviluppando una sensibilità diversa alle lingue rispetto alle famiglie italiane in cui spesso l’inglese è completamente assente. Quindi in questo caso si punta non tanto a far memorizzare semplicemente le regole grammaticali, ma a creare un contesto favorevole e motivante allo studio di una lingua.

Il periodo estivo è il momento migliore per modellare questo approccio e per imparare una lingua straniera in maniera più pratica, non più con il solo obiettivo di strappare una sufficienza e coniugare il verbo nel giusto tempo, ma con l’obiettivo di saper comunicare e utilizzare una lingua straniera, che non coincide necessariamente col saper tradurre da una lingua ad un altra. Come ha detto Carlo Magno “parlare una seconda lingua significa avere una seconda anima”.

Ma se io non sono portato per le lingue? Sfatiamo le false credenze

Questa è una domanda che spesso tormenta gli studenti, ma che si sente molte volte ripetere dagli adulti. E anche, quante volte abbiamo letto o sentito ripetere frasi del tipo “i bambini possono imparare le lingue molto più facilmente rispetto agli adulti”?

Molte persone hanno dei blocchi rispetto alle lingue straniere, spesso creati durante la scuola, di cui bisogna imparare a sbarazzarsi così come di alcune false credenze sull’apprendimento delle lingue in età adulta. Il problema è che in tantissimi casi questo luogo comune, fondato o meno, diventa una scusa per rinunciare ad imparare una lingua.
In realtà, andando oltre a queste convinzioni depotenzianti, un adulto può imparare bene una lingua straniera se si focalizza su tutti quelli che sono invece i vantaggi e i punti di forza su cui può contare se decide di rimettersi in gioco.

Innanzitutto un adulto di solito,sceglie di imparare una lingua e non viene costretto a farlo e questo aspetto è di grande valore per quanto riguarda la motivazione che metterà nello studio. La motivazione è un fattore chiave dell’apprendimento di una lingua e gli adulti sono molto più capaci dei bambini di sfruttare questo “motore” per ottenere grandi risultati.
Inoltre, un adulto non inizia mai del tutto da zero, ma di solito può contare su delle basi, grammaticali o lessicali già conosciute; ad esempio, ogni volta che si comincia a studiare una nuova lingua, se ne conoscono già tante parole senza che spesso ce ne si renda conto.
In più, un adulto ha più opportunità per creare delle occasioni dove sfruttare la sua competenza linguistica e magari sfruttare meglio il suo bagaglio di esperienze e le proprie passioni per creare stimoli nell’apprendimento di una lingua.

Inoltre secondo alcune ricerche imparare una seconda lingua in età adulta contribuisce anche a tenere allenate determinate aree del cervello, con effetti positivi sulla sua salute.
Infine, l’ultima falsa scusa, di solito è il tempo che scarseggia, ma è vero anche che se la motivazione è forte e si riesce a mantenere una giusta costanza, si sprecherà molto meno tempo e lo si sfrutterà al meglio.

Recuperare l’insufficienza sì… ma riscoprendo il piacere di conoscere due lingue

Per quegli studenti che invece hanno per così dire “bisogno” di sfruttare le vacanze estive per recuperare le insufficienze accumulate in inglese durante l’anno e ripartire con il piede giusto, sarà comunque necessario riprendere e colmare quelle che sono le lacune riguardanti sia l’aspetto lessicale che quello grammaticale.
È comunque possibile farlo usando una modalità più piacevole e meno avvilente di quella scolastica.

Per quanto riguarda la grammatica, per esempio, si può pensare di usare un metodo meno induttivo di una semplice spiegazione e mera memorizzazione di regole, ma più metacognitivo partendo magari da delle frasi esempio, per scoprire la regola e riportarla ad uno schema generale creando un modello. Per cominciare ad esprimersi, infatti, non c’è bisogno di conoscere tutte le regole di grammatica e le loro eccezioni. Al contrario, rimanere focalizzati solo sulla grammatica può rallentare l’apprendimento e la fluidità, visto che durante un dialogo non c’è tempo per ripensare ad ogni singola regola.

Anche per il lessico si possono cercare strategie che rendano più piacevole la memorizzazione dei vocaboli, dai giochi di parole ai ragionamenti sui collegamenti che esistono tra le parole o più semplicemente imparandoli seguendo aree tematiche, e quando possibile trovare dei contesti pratici dove poter mettere in pratica.

Più in generale, quindi, l’obiettivo è riscoprire la bellezza dell’imparare una lingua straniera, lasciandosi affascinare prima di tutto da ciò che è la sua funzione principale, quella di comunicare e di venire a conoscenza di nuove culture e modi di pensare. Infatti una lingua è un veicolo di una cultura, una entità viva, un mezzo per conoscere e entrare in contatto con altre persone.

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