Litigare: impariamo a mediare i conflitti

Figli che urlano, si ribellano, mentono! Genitori che si esasperano, urlano e impongono punizioni! Mogli che si innervosiscono o si rassegnano e mariti che non capiscono come mai le mogli si arrabbino. Fratelli e sorelle che si fanno i dispetti.

I litigi sono situazioni comuni in tutte le famiglie e non solo ai nostri tempi. Il conflitto, nelle coppie o tra genitori e figli, c’è sempre stato. A nessuno piace litigare soprattutto con le persone più care in casa. Ma i disaccordi in famiglia non sono necessariamente eventi negativi. Ogni litigio può avere valenza positiva o negativa, tutto dipende da come esso viene gestito.

Litigare: un cambio di prospettiva

Un litigio può rappresentare un momento fisiologico di cambiamento per una famiglia oppure un momento di crisi in una relazione di coppia: esso è l’espressione di una paura o del desiderio di proteggere una persona da errori che non si vorrebbe che commettesse.

Le motivazioni per litigare in famiglia sono le più disparate, dalla suddivisione delle faccende domestiche al tempo da dedicare a televisione, computer e videogame, dalla gestione dell’impegno scolastico, alle uscite con gli amici fino alle liti tra fratelli.
Nel senso comune si è abituati a pensare al litigio come a qualcosa da evitare assolutamente; di fatto, in tutte le relazioni, di qualsiasi tipo, è perfettamente normale che nascano incomprensioni e conflitti.

Anzi, il conflitto può diventare uno strumento utile a smuovere dinamiche importanti e a far emergere nuove risorse emotive e migliorare la modalità di comunicazione con l’altro per rendere più stabili le relazioni.

La cosa importante è non cedere all’emotività, ma saperla gestire e adottare delle modalità comunicative più efficaci che mirino alla mediazione e a riportare la calma e l’equilibrio. Come? Usando le argomentazioni più giuste per far si che le regole siano rispettate, senza arrivare necessariamente a perdere il controllo provocando urla e reazioni eccessive.

Per i bambini il conflitto è una fase fondamentale anche per la formazione della propria personalità. Nel litigio, infatti, possono imparare a non lasciarsi sempre dominare, senza sostenere le proprie idee e opinioni, ma anche a non prevaricare sempre l’altro dando per scontato di avere sempre ragione.

L’obiettivo del conflitto deve essere quello di chiarire e non quello di alimentare risentimento, rabbia e ansia.
Quindi, quando si presentano difficoltà di comunicazione e discussioni non ha senso soffermarsi sulle colpe, le mancanze o di difetti di ognuno, questo non fa altro che aumentare lo stato di tensione.

Comunque, va tenuto presente che i sentimenti che vengono coinvolti nel conflitto, non vanno repressi ma ascoltati anche quando sono vissuti come scomodi.
Per esempio, cercare di comprimere la collera o la frustrazione nei bambini rischia di diventare controproducente e di farli sentire incompresi e non rispettati.

Il punto quindi non è necessariamente quello di evitare i litigi in famiglia, ma far sì che la modalità di litigio sia contenuta in quelli che sono i limiti della correttezza. In questo modo si impara anche a vivere le relazioni in modo profondo e a sfruttare il conflitto come strumento per diventare più consapevoli dei propri bisogni e desideri e ad ascoltare anche quelli dell’altro.
La qualità migliore che si può insegnare ai propri figli attraverso una buona gestione delle liti è l’assertività.

Imparare a mediare e condurre un litigio

Saper comunicare e imparare a condurre e mediare un conflitto non è un’abilità scontata né necessariamente facile da imparare, ma può essere allenata magari partendo da alcune azioni efficaci da attuare in qualsiasi discussione sia con gli adulti che con i bambini.

1. Mettere in discussione il comportamento, non la persona

Uno degli errori più comuni quando si litiga è quello di finire per giudicare l’altro per come è e non per quello che fa, ovvero perdere di vista la situazione o il comportamento che ha messo in moto la discussione. Niente di più negativo e inefficace!
Così si finisce per lanciare giudizi come ad esempio: “Sei sempre il solito!”, “Perchè sei sempre così ingiusto!”, “Non capisci mai niente!”.
Questo comportamento non fa che alimentare emozioni improduttive ai fini della comunicazione e chiudere il dialogo, oltre che logorare la relazione.

Al contrario, ciò che è fondamentale è mantenere la discussione e le argomentazioni limitate a quello specifico comportamento che ci ha infastidito o fatto arrabbiare.
Ad esempio usando frasi come: “Quando metti in atto questo comportamento mi infastidisco molto perché…” oppure “Quando agisci così, mi sento….”

2. Rimanere nel presente

Altra regola importante da tener presente nei litigi è quella di mantenere la discussione sull’evento o la situazione presente.

Ciò che si tende a fare, nel bel mezzo di un litigio, facendosi prendere dall’onda emotiva, è di usare situazioni del passato come argomentazione per avvalorare la propria tesi.
In questo modo si rinfacciano eventi successi in altri momenti e il rischio è quello di trasformare un sassolino in un gigantesco macigno: in altre parole far diventare un piccolo conflitto un enorme muro comunicativo.

In un litigio meglio mantenersi focalizzati sulla situazione specifica, appena successa, ed evitare collegamenti con ciò che non riguarda direttamente la discussione.

3. Ascoltare e non giudicare a priori

Ciò che però fa davvero la differenza in un conflitto è la capacità di ascoltare.

Spesso quando inizia una discussione non ci si ferma neanche un momento a capire le motivazioni o i sentimenti che hanno portato l’altro a fare una determinata azione. Ascoltare le ragioni dell’altro non significa necessariamente essere d’accordo, significa dare spazio all’altro di farci capire i suoi bisogni e ampliare la nostra conoscenza della situazione.

Ascoltare sembra un’indicazione facile. In realtà, è un’azione sottovalutata, che sembra ovvia, ma molte delle volte viene disattesa.

Secondo la teoria di Thomas Gordon il primo passo per gestire al meglio una comunicazione efficace e positiva è l’ascolto attivo, che per lui è composto da 4 fasi:

  • Ascolto passivo: in silenzio si raccoglie il messaggio dell’altro;
  • Accoglimento: si fanno cenni del capo, si guarda negli occhi l’interlocutore per far capire che la comunicazione ha raggiunto il destinatario;
  • Approfondimento: si raccolgono tutte le informazioni per comprendere a pieno l’argomento dell’interlocutore. Per esempio usando domande come “Puoi specificare meglio questo aspetto?” oppure “Cosa intendi, quando parli di…”;
  • Ascolto attivo: riproposizione all’interlocutore della comunicazione con parole proprie. Questa fase è fondamentale per porre l’ascoltatore nei panni dell’interlocutore, per creare empatia. Anche in questa fase è richiesto che l’ascoltatore non formuli giudizi su quanto comunicato.

È chiaro che saper litigare non è quindi un’abilità semplice da sviluppare. Non possiamo certo dare per scontato che aver litigato tante volte ci abbia insegnato a litigare bene.

Dall’altra parte, i figli imparano dai genitori anche il modello di gestione dei litigi e di conseguenza imparare a gestire un conflitto è utile non solo a rendere più serena la vita in famiglia, creando un clima positivo e delle relazioni solide, ma anche a rendere i naturali momenti di scontro un’opportunità positiva di crescita costruttiva.

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